Just another GAS in the world

E’ un esempio dell’economia contro la quale combattiamo tutti i giorni!

Da CONTROLACRISI del 28 dicembre 2016

Novecento lavoratori di cooperative, di cui 440 stranieri e 386 senza contratto di lavoro. 8 milioni di euro di frode fiscale, attraverso false fatturazioni a società fittizie per evadere l’IVA. Questo è il risultato di una vasta operazione condotta da oltre 200 agenti di diversi servizi. Non è accaduto in Italia ma in Polonia, presso il macello Pini di Kutno, il 5 dicembre scorso, come si apprende da notizie di stampa italiana ed estera.

L’azienda italiana Pini, che ha dichiarato di voler collaborare con gli inquirenti, oltre ad essere proprietario del macello Ghinzelli di Mantova, è anche un importante importatore di cosce suine presso molti distretti alimentari emiliano romagnoli, in particolare quello modenese.

Sono decine di migliaia di cosce suine polacche, macellate nello stabilimento di Kutno, che ogni giorno varcano le frontiere italiane per arrivare in alcuni impianti di sezionamento, di rifilatura e salumifici. Cosce suine con prezzi estremamente concorrenziali che da una parte mettono fuori mercato le imprese che lavorano carne italiana, ma anche quelle che comprano materia prima da fornitori che rispettano contratti di lavoro e leggi di ogni Stato europeo, e dall’altra producono precarietà totale e capolarato ai danni dei migranti.

Sono carni che diventano italiane perché lavorate e trasformate in Italia, utilizzate da alcune fra le più grandi imprese della salumeria italiana, con sfavillanti codici etici e urlate dichiarazioni di “responsabilità sociale”. “Carne macellata, lavorata e importata nelle condizioni scoperte in Polonia – sottolinela Umberto Franciosi, segretario generale Flai Cgil Emilia Romagna – che fa aumentare i fatturati di qualche impresa e che crea, indirettamente, la devastazione di un grande pezzo della filiera agroalimentare del nostro Paese (dagli allevamenti agli impianti di sezionamento, passando dai macelli). Le imprese della lavorazione delle carni italiane e le loro associazioni, invece di dire basta, a questa concorrenza sleale, isolando questi importatori, cosa fanno? Avvallano sistemi di organizzazione del lavoro simili a quelli scoperti in Polonia: appalti a false cooperative, irregolarità diffuse nelle applicazioni contrattuali, sfruttamento dei lavoratori fino a forme di “nuovo caporalato” e evasioni d’IVA, come scoperto dalla Guardia di Finanza di Modena nel 2014 e 2015.

Se anche gli imprenditori, quelli che subiscono pesantemente questa concorrenza sleale e le loro associazioni – aggiunge Franciosi – non dicono basta, continuiamo a ribadirlo: è a rischio tutta la filiera della lavorazione delle carni italiana. E’ a rischio perché quella carne, lavorata da lavoratori che hanno un costo del lavoro pari ad 1/4 di quello italiano, con quelle irregolarità e illegalità riscontrate dalle forze di polizia polacche, non possono essere prese come pretesto per giustificare i modelli organizzativi presenti nei macelli italiani”.

DI SOLIDALE COSTITUZIONE

Dibattito aperto sul referendum costituzionale a partire dall’esperienza dei GAS gruppi di acquisto solidali

Martedì 22 novembre, alle 21  presso la Biblioteca Chiesa Rossa, via San Domenico Savio, 3
La pratica del gruppo solidale ci permette di acquistare a prezzi sostenibili prodotti biologici, coltivati nel rispetto della terra e di chi lavora. Allo stesso tempo è un modo per realizzare un’economia più equa e che promuova un’agricoltura sostenibile e la sovranità alimentare attraverso un rapporto solidale tra produttore e consumatore. E’ la costruzione dal basso di un modello economico alternativo a quello dominato dal profitto e dalla grande distribuzione.

Sappiamo quale sia il peso dei grandi gruppi commerciali nell’influenzare leggi e accordi internazionali che hanno un forte impatto sui mercati, sui prodotti alimentari, sul lavoro, sulla salute… Qual è il peso dei cittadini?                                                                                                                      

Il rapporto tra i cittadini e le istituzioni è regolato dalla nostra Costituzione.  Le proposte di modifica della Costituzione aumentano o riducono il ruolo dei cittadini?

Sono le domande che vogliamo porci e invitiamo tutti i cittadini a discuterne in un dibattito aperto.

Introducono:

Duccio Facchini, giornalista economico, e autore del libro “Le ragioni del NO” (Ed. Altreconomia)

Giorgio Luppi, storico e insegnante, che esporrà le ragioni del SI

L’iniziativa è promossa da Gas LoLa, Gas Milanosud, Gap Prealpi, Gas Radici,Gas Sagas, Circolo Gratosoul/SoulGas, Gas4, ed è aperta a tutti i cittadini.

Per favorire la conoscenza reciproca e la pratica dei GAS al termine potremo fermarci a sorseggiare un bicchiere di vino e gustare una fetta di torta solidale

Ingresso libero

Cari amici,

siamo l’associazione Postribù di Rieti, e da anni gestiamo un gruppo di acquisto solidale oltre a numerosi progetti sulla sostenibilità ambientale e sociale.

Dopo il terremoto che ha sconvolto Amatrice e altri comuni tra Lazio, Umbria e Marche,le-lacrime-di-una-donna-dopo-il-terremoto ci siamo mobilitati per dare un supporto alla gente colpita, e parallelamente, anche grazie all’impulso venuto da tutte le vostre chiamate (in cui chiedevate quali produttori sostenere) abbiamo potuto approfondire da vicino l’economia dell’amatriciano, o meglio dire quel che resta, raccogliendo le storie di tantissime persone.

In un susseguirsi di amatriciane solidali, collette, raccolte fondi pro terremotati, passerelle mediatiche più o meno mastodontiche, prima di ipotizzare qualsiasi tipo di progetto, volevamo avere una mappatura quanto più precisa del tessuto economico locale prima del terremoto da confrontare con ciò che ne rimane oggi: chi ancora lavora, chi produce, cosa produce. Tutti questi dati siamo andati a recuperarli sul campo: viaggiando di frazione in frazione, chiedendo a chi è rimasto, incontrando allevatori e piccoli imprenditori scampati alla tragedia e che cercano di rimettersi in piedi.

Abbiamo incontrato piccole, piccolissime e medie aziende, gente che ha perso tutto e gente che fortunatamente non ha perso molto.

Parallela alla corsa alle donazioni e all’elenco infinito di iban su cui coinvogliare aiuti economici (destinati a chi? Utilizzati come?) è aumentata la richiesta di prodotti “amatriciani”: tutti a voler comprare pecorino e guanciale per l’amatriciana, e gruppi di acquisto da tutta Italia che ci scrivevano o chiamavano per chiederci da quali produttori acquistare. Su facebook c’era perfino qualcuno che dall’Inghilterra voleva fare un carico di insaccati amatriciani, per sostenere la popolazione colpita dal sisma.
E siccome in tantissimi ci avete preso come punto di riferimento locale per verificare sia la veridicità dello stato di bisogno delle aziende, sia per consigli su quali prodotti acquistare, con questa lettera vorremmo chiarire il nostro punto di vista a riguardo.

Innanzitutto le produzioni ad Amatrice e dintorni sono davvero poche.
Quello che emerge è una realtà di piccole aziende situate nelle campagne delle frazioni intorno ad Amatrice, Accumoli e Arquata, che prima vendevano agli abitanti e villeggianti dei Comuni di riferimento, e che oggi si trovano a doversi inventare da zero una filiera di vendita, senza avere in molti casi gli strumenti necessari (il pastore nato e cresciuto in campagna non solo non conosce l’esistenza di una rete di gruppi di acquisto, ma non è capace autonomamente di raggiungerli).

A fianco di questi ci sono le medie aziende, che di danni importanti NON ne hanno avuti, né strutturali né sulla filiera, in quanto erano e sono tuttora inseriti in circuiti proficui di vendita (grande distribuzione organizzata, fiere e mercati, gruppi di acquisto, ecc) e che da questo momento di solidarietà troveranno un importante beneficio economico.
Vorremmo specificare che abbiamo scelto di NON sponsorizzare queste aziende in quanto crediamo sia che possano farcela benissimo autonomamente (basta fare una ricerca in internet e sono tutti bene indicizzati e pubblicizzati), ma – in alcuni casi – anche per dei requisiti di filiera corta e di prodotto 100% locale (per noi fondamentali in quanto indice di una economia sostenibile) che alcune di queste aziende non possiedono.

Tenete conto che le attività locali sono essenzialmente di allevamento ovino e bovino, e con produzioni limitate, per cui c’è davvero da fare una riflessione su chi produce cosa, come, o da dove proviene la materia prima. Sui numeri delle produzioni è importante soffermarsi e farsi due calcoli, se si è alla ricerca di un prodotto davvero locale, perché se parliamo di caseifici che lavorano ogni giorno quintali di latte, o si è certi che alle spalle abbiano numerosi allevatori locali che conferiscono quotidianamente il latte munto, oppure è ragionevole domandarsi se ci sia una integrazione con latte proveniente da fuori (ma si può fare lo stesso discorso per la carne). Se incontriamo in un grande supermercato un formaggio venduto come “a favore delle zone terremotate”, dobbiamo chiederci da dove venga e come sia ottenuto quel latte, visto che le aziende che riforniscono la grande distribuzione organizzata devono disporre di quantitativi di latte tali da non essere congrui con la produzione di un piccolo centro montano come Amatrice o con dei criteri di allevamento etico o sostenibile.

Noi in un primo momento avevamo lanciato un appello a sostegno di un consorzio di pastori che tutelano il pecorino 100% amatriciano, gli unici di cui ci fidiamo e che sosteniamo pienamente, ma sono stati letteralmente sommersi da chiamate da tutta Italia ed hanno saturato la loro effettiva disponibilità di prodotto.
Quello che ora noi stiamo cercando di fare, è immaginare un percorso di ricostruzione e di sviluppo che rispetti la vocazione dei luoghi, il meraviglioso paesaggio naturale, e la fatica di chi ha scelto di restare. Lo stiamo facendo insieme ai produttori rimasti che condividono questa nostra visione, che si contano sulle dita di una mano, e che al momento non sono organizzati per spedire in tutta Italia né hanno sufficienti prodotti da vendere.

Comprendiamo lo spirito di solidarietà che spinge le persone, toccate nell’emotività, a voler fare qualcosa nell’immediato, come spedire un paio di scarpe o una busta di cibo in scatola. Ma questa sovrabbondanza di solidarietà ha in alcuni casi portato all’emergenza dentro l’emergenza, per non parlare di spreco, come la storia dei magazzini degli aiuti umanitari, dove è arrivata talmente tanta roba (di ogni tipo) che moltissima è stata scartata (indumenti, coperte, lenzuola e tutto ciò che non era nuovo/imballato/igienizzato) e molta altra è stata stoccata in fretta e senza preciso inventario tanto da non riuscire alcune volte a far arrivare ciò di cui c’era bisogno nel momento in cui c’era bisogno. Ma questa è un’altra storia.

In definitiva, il messaggio che vorremmo darvi è quello di non affrettarvi in donazioni senza criterio o acquisti impulsivi, vi chiediamo di tenere questa spinta alla solidarietà per il post-emergenza: stanno già emergendo bisogni di altra natura di una realtà che nei mass media è già caduta nel dimenticatoio, si stanno attivando progetti per la popolazione pensati CON la popolazione e non calati dall’alto, e credo che ci sia più bisogno di questo investimento più razionale e a lungo termine, se vogliamo davvero che il territorio a cavallo tra Lazio, Umbria e Marche, un territorio meraviglioso da un punto di vista naturalistico e paesaggistico, sopravviva allo spopolamento e all’abbandono.

Per chi sceglierà il sostegno sul lungo periodo, anche per indirizzare l’economia che sopravviverà (e quella che speriamo nascerà) su criteri improntati sulla sostenibilità ambientale e sociale, allora vi chiediamo di sostenere e diffondere il nostro progetto: https://postribu.net/campagne/post-terremoto/

In ultimo, con la nostra associazione ci offriamo come punto di riferimento per fare da tramite per chi di voi si impegnerà a sostenere le produzioni amatriciane negli anni futuri, riportando notizie in tempo reale e verificando segnalazioni o dubbi che ci verranno sottoposti.

Vi segnaliamo a questo scopo:

  • il nostro sito postribu.net
  • il preziosissimo progetto di hacking civico (a cui partecipiamo attivamente) dove vengono raccolte e catalogate tutte le informazioni utili sul terremoto del centro Italia: terremotocentroitalia.info

Potete contattarci alle email: post.tribu@gmail.comgas.tribu@gmail.com o al telefono 348.7641366 (Giorgia)

Un saluto a tutti voi e grazie per averci letto fin qui.

Giorgia Brugnerotto

GasTribù – gruppo di acquisto solidale promosso dall’associazione Postribù Onlus

www.gastribu.org
www.postribu.net

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Articolo comparso su  Il Fatto Alimentare 4 maggio 2016

Allerta dell’Efsa per bambini e adolescenti. In Italia consumi record

L’olio di palma contiene tre sostanze tossiche. Allerta per bambini e adolescenti

L’olio di palma contiene tre sostanze tossiche (una delle quali classificata come genotossica e cancerogena) per cui il consumo di prodotti alimentari con discrete quantità di grasso tropicale viene sconsigliato soprattutto a bambini e adolescenti. È quanto sostiene l’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) in un corposo dossier di 160 pagine dove si valuta la presenza di tre contaminanti che si formano nel processo di raffinazione ad alte temperature (200°C) di oli vegetali. Stiamo parlando del glicidiolo, del 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e del 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e loro esteri degli acidi grassi (GE, glicidil esteri degli acidi grassi). Il problema riguarda anche altri oli vegetali e margarine, ma l’aspetto saliente è che il grasso tropicale ne contiene da 6 a 10 volte di più (vedi tabella 1 e 2) (*) . Gli alimenti sotto accusa sono prodotti da forno, dolci, torte, ma anche cibi per l’infanzia che contengono il grasso tropicale.

È stata valutata la cancerogenicità del GE basandosi su quella del glicidolo, nel quale il GE si trasforma dopo ingestione. La situazione è seria: non è stata stabilita una soglia perché trattandosi di una sostanza cancerogena e genotossica non deve essere presente negli alimenti. (**) Il gruppo ha concluso che i GE sono un potenziale problema di salute soprattutto per i bambini e i giovani, e anche per tutte quelle persone che assumono cibi ricchi di acidi grassi di palma. Le criticità si pongono anche per i bambini che consumano esclusivamente alimenti per lattanti.

Bambini e gli adolescenti superano la dose giornaliera tollerabile e costituiscono un potenziale rischio per la salute

L’argomento non è nuovo. L’Efsa riferisce che la quantità di GE negli oli e grassi di palma è stata dimezzata negli ultimi 5 anni grazie alle misure adottate durante il processo produttivo. In Italia però il consumo di olio di palma negli ultimi 5 anni è quadruplicato per cui questo miglioramento è stato praticamente vanificato (le importazioni sono passate da 274 mila tonnellate del 2011, a 821 mila tonnellate del 2015 – Istat).

È stata invece fissata una dose giornaliera tollerabile (DGT) di 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno per il 3-MCPD e i suoi esteri degli acidi grassi, mentre non si hanno abbastanza dati tossicologici per stabilire un livello di sicurezza per il 2-MCP ( Efsa aveva già pubblicato un dossier nel 2013). Anche per queste due sostanze l’apporto più significativo deriva dall’olio di palma e il parere dell’Efsa è altrettanto severo “le quantità per i bambini e gli adolescenti (fino a 18 anni) superano la dose giornaliera tollerabile e costituiscono un potenziale rischio per la salute”. Contrariamente a quanto è successo per il GE, in questo caso, la quantità dei contaminanti nell’olio di palma e negli altri grassi vegetali è rimasta identica negli ultimi 5 anni.

Il consumo di olio di palma in Italia ha ormai raggiunto livelli record

Il consumo di olio di palma in Italia ha ormai raggiunto livelli record, siamo a 12 grammi al giorno pro capite, trattandosi del grasso preferito dalle aziende utilizzato in: merendine, biscotti, grissini, cracker, fette biscottate, prodotti da forno e decine di altri alimenti. Questa criticità è stata evidenziata anche due mesi fa in un dossierdell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in cui si dice che i bambini italiani assumono il 49% in più di grassi saturi rispetto a quanto consigliato dai Larn e dall’Efsa. Buona parte di questo eccesso (41% della quantità massima) è dovuto al consumo di olio di palma aggiunto in molti alimenti industriali.

Di fronte a due dossier firmati dalle massime autorità sanitarie italiane ed europee c’è da chiedersi cosa potranno inventare le aziende aderenti all’Aidepi che hanno investito 10 milioni in pubblicità per convincere i consumatori che l’olio di palma è un ingrediente sano, naturale e rispettoso dell’ambiente. Per fortuna il fronte industriale non è compatto e grazie alla petizione su Change.org  avviata da Il Fatto Alimentare eGreat Italian food Trade che ha raccolto oltre 176 mila firme, ormai sul mercato ci sono più di 700 prodotti palm free.

 

(*) L’Efsa ha focalizzato l’attenzione sull’olio di palma perché secondo i dati presi in esame le quantità presenti sono di gran lunga superiori rispetto agli altri grassi vegetali 6 – 7 volte superiore rispetto all’olio di mais, alle miscele di olio per friggere e almeno 70 volte rispetto all’olio di oliva per quanto riguarda il 3-MCPD e valori ancora più elevati per 2-MCPD e il glicidioso indicato come estere glicidico  (vedi tabella 2).

(**)  Una definizione simile è stata  attribuita qualche anno fa al colorante Sudan che veniva aggiunto in modo fraudolento al peperoncino per migliorare la colorazione. Il problema del GE sembra più simile alla questione acrilammide, una sostanza che si forma durante la frittura delle patatine e considerata tossica. In questo caso la presenza nel cibo è stata ridotta  scegliendo patate di tipo diverso e modificando il sistema di preparazione.

I grafici mostrano l’evoluzione nel corso degli anni 2010-2015 del livello medio (lg/kg) dei (3-MCPD) e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) da esteri e l’estere glicidico (tutti espressi come libera frazione) in diversi tipi di oli e grassi


			

forum italiano dei movimenti per l'acquaComunicato stampa

 Dopo il voto gli attivisti dei movimenti per l’acqua presenti in aula sventolano bandiere in segno di protesta

Oggi 20 Aprile 2016. la legge sulla gestione pubblica del servizio idrico è stata finalmente discussa e approvata aula alla Camera, a distanza di circa 9 anni dal suo deposito corredato da oltre 400.000 firme.

Peccato che il testo approvato sia radicalmente diverso, nella forma e nei principi, di quello proposto dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

PD e la maggioranza hanno stravolto il testo a partire dall’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione. Oggi è caduta anche l’ultima foglia di fico dietro la quale il PD aveva provato a nascondersi. Infatti, la Commissione Bilancio ha cancellato la via prioritaria assegnata all’affidamento diretto in favore di società interamente pubbliche.

Un disconoscimento palese e spudorato che ribaltato il senso di quella legge sottoscritta da 400mila cittadini e aggiornata alla luce dei risultati del referendum popolare del 2011.

Il risultato di oggi è solo la cronaca di una morte annunciata, già nei giorni scorsi infatti molti dei deputati dell’intergruppo parlamentare per l’Acqua Bene Comune avevano ritirato la firma da un provvedimento che stravolgeva il senso.

La cancellazione della volontà popolare di 27 milioni di italiani che si espressero in favore dell’acqua pubblica ai referendum arriva a pochi giorni dalla tornata referendaria del 17 aprile, sulla quale la maggioranza di Governo ha fatto campagna per l’astensionismo, il disconoscimento di un percorso di partecipazione come quello sulla gestione pubblica del servizio idrico rappresenta un preoccupante segnale per la democrazia nel nostro paese.

Il movimento per l’acqua continuerà la loro battaglia contro questa legge anche nel passaggio al Senato e lancia contro i provvedimenti del Governo Renzi, a partire dal ddl Madia, una petizione nazionale insieme ai referendum sociali.

Roma, 20 Aprile 2016.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
forum italiano dei movimenti per l'acqua

ATTENZIONE!!!   , la piattaforma nazionale della Campagna Stop TTIP Italia NON HA AUTORIZZATO IL LANCIO DI ALCUNA RACCOLTA FONDI PER UNA CAMPAGNA SUL TRATTATO CETA.  STA CIRCOLANDO UNA NEWSLETTER EMAIL CHE LANCIA UNA RACCOLTA FONDI PER 50MILA EURO PER UNA CAMPAGNA SUL CETA, MA IN ALCUN MODO NESSUNO DEI PROMOTORI DELLA CAMPAGNA ITALIANA HA AUTORIZZATO LA RACCOLTA E NESSUNA DELLE NOSTRE ORGANIZZAZIONI NE’ AZIONI NE BENEFICERA’.

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Chiediamo a tutte le donne e gli uomini da sempre attivi in difesa dei diritti e dei beni comuni, ai sindaci, ai comitati, alle reti di movimento, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni contadine e consumeristiche, agli ambientalisti e al mondo degli agricoltori e delle piccole imprese e a tutti quanti hanno a cuore la democrazia, di costruire assieme a noi una grande manifestazione nazionale a Roma il 7 maggio 2016.

Per fermare il TTIP. Per tutelare i diritti e i beni comuni. Per costruire un altro modello sociale ed economico, per difendere la democrazia.
Tutte e tutti insieme è possibile

stop ttip foto

Roma 7 maggio 2016
ore 15 ritrovo in Piazza della Repubblica

corteo fino a piazza del Popolo dove presiederemo fino a sera

Roma, 7 maggio – l’appello
STOP TTIP – APPELLO MANIFESTAZIONE 7 MAGGIO @ROMA-1

Per informazioni e adesioni
stopttipitalia@gmail.com

Promuovono la manifestazione
AAM Terra Nuova, Abruzzo Social Forum, Adista, ADL Varese, Agices, Aiab, l’Altracittà – giornale di periferia, Altragricoltura, AltragricolturaBio, Altramente, Amici della Terra Versilia, ANS XXI, Arci, Arcs, Associazione Agri.Bio Emilia-Romagna, Associazione Botteghe Del Mondo, Associazione Culturale Punto Rosso, Associazione InFormazione InMovimento Legnano, Associazione Italia Nicaragua, Associazione La Fierucola APS, Associazione La Goccia, Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A.), Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, Associazione Monastero del Bene Comune, Associazione per la Decrescita, Associazione Politico Culturale LA ROSSA – Lari, Associazione Rurale Italiana, Associazione “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare”, Associazione Sonia per un mondo nuovo e giusto, Associazione Utoya- Luoghi di Espressione Politica, A Sud, Attac Grosseto, Attac Italia, Ca’ Mariuccia – Agricoltura Etica, Banca Etica, Cambiamo Messina dal basso, Centro di documentazione e di progetto “don Lorenzo Milani” di Pistoia, Centro Internazionale Crocevia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CETRI-Tires, CGIL, CGIL Camera del Lavoro di Brescia, CGIL FLAI, CGIL FLAI Alessandria, CGIL FLC Emilia Romagna, CGIL FP, Cipax, Cipsi, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Circolo Giordano Bruno – Milano, Circolo Legambiente “Gaia” di Foggia, Civiltà Contadina, Comisión Europea Derechos Humanos Y Pueblos Ancestrales, Comitato acqua pubblica Salerno, Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, Comitato Bolognese del Forum Salviamo il Paesaggio, Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, Comitato per la Pace Rachel Corrie (Valpolcevera Genova Bolzaneto), Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Commissione Audit Parma, Comune-Info, Comunità Cristiane di Base – Torino, Comunità delle Piagge – Firenze, Confederazione Cobas, Consorzio CAES, Consorzio della Quarantina, Cooperativa agricola Valli Unite, Cooperativa Fair, Coordinamento Nord Sud Del Mondo, Coordinamento SCI Italia, Cospe, Coordinamento Zero OGM, Costituzione Benicomuni, Difendiamo i Territori Monopoli, Distretto di Economia Solidale Alt(r)oTirreno – Pisa, Ecomapuche – Amicizia Con Il Popolo Mapuche,  Econo)mia:)Felicità – Associazione di Promozione Sociale, EPIC (Economia Per I Cittadini), eQual, Ennenne, Fabbrikando l’Avvenire, Fairwatch, Federazione nazionale Pro Natura, Fiom, Flai CGIL, Fondazione Capta onlus, Fondazione Cercare Ancora, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Forum cittadini del mondo R. Amarugi, Forum Italiano Dei Movimenti Per L’acqua, Forum per una nuova finanza pubblica e sociale, Fratelli dell’uomo, GAS BioRekk, GAS Filo di Paglia, Global Project, Greenpeace Italia, Ibfan Italia, Il Bolscevico, Il Fatto Alimentare, Incontro fra i Popoli Ong, Indipendenti per Cardano, Laboratorio Urbano Reset, LAV, Legambiente, Legambiente circolo Terre di Parchi, Libera, Libera Federazione Donne- Casa delle Donne di Lecce, Libera Tv Lazio, LIDU – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, Link – Coordinamento Universitario, Mag 4 Piemonte, Mais, Mani Tese, Maurice GLBTQ, Medici Senza Camice, Medicina Democratica Onlus, Mercato Biologico Mezza Campagna, M.I.R. Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Civico Noi ci Siamo – Francavilla Fontana, Movimento Consumatori, Mst-Italia, Movimento Decrescita Felice, Municipio Dei Beni Comuni – Pisa, NATs per… Onlus, NaturalMENTE Monopoli, No Austerity – Coordinamento delle lotte, No Scorie Trisaia, Osservatorio Italiano Sulla Salute Globale, Pax Christi Taranto, People Health Movement, Progetto Rebeldia – Pisa, Progressi, Re:Common, REES Marche, Reorient, Retepopolare – Istituto Generale del Buon Governo, Rete Della Conoscenza, Rete per l’Economia Solidale della Valdera, Rete Semi Rurali, Ri-Costituzione, #Salvaiciclisti Monopoli, Salviamo il paesaggio Monopoli, Sbilanciamoci, Scup, Sindacato Italiano Lavoratori, Sinistra contro l’euro, Slow Food, Sos Geotermia – Coordinamento Dei Comitati In Difesa Dell’Amiata, Sos Rosarno, Spazi Popolari – Agricoltura-Organica-Rigenerativa, Teleagenzia 1, Terra d’Egnazia, Terra Nuova, TerraViva, Transform! Italia, Un Ponte Per, Unione Degli Studenti, Unione Sindacale di Base, Unione Sindacale di Base – Federazione di Novara, Unione Sindacale Italiana, Viviconsapevole, Yaku, WWF Monopoli, WWOOF Italia

Sostengono la manifestazione
ALBA – Alleanza Lavoro Beni Comuni Ambiente, Comitati trentini per l’altra Europa con Tsipras, Comitato Tsipras Etruria, Convergenza Socialista, Isabella Adinolfi (Eurodeputata Movimento 5 Stelle), Roberto Cotti (Senatore Movimento 5 Stelle / Sardegna), Federica Daga (Deputata Movimento 5 Stelle / Lazio 1), Dario Tamburrano (Eurodeputato Movimento 5 Stelle), Ecologisti Democratici (Circolo di Firenze), Lista Civica Indipendente Pianezz@ttiva, Lista L’Altra Europa con Tsipras, MeetUp Cosenza “Amici di Beppe Grillo”, Meetup Udine Sud – Cussignacco, Movimento 5 Stelle Cecina, Partito EcoAnimalista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Pirata Italiano, Partito Umanista, perUnaltracittà – laboratorio politico Firenze, Rifondazione Comunista, Rifondazione Comunista Biella, SEL, Sinistra Anticapitalista, Sinistra Italiana, Speranza per Caserta, Verdi

 

Un socio di gas Radici ha trascorso diversi mesi del 2015 nello stato di Guerrero svolgendo una attività di insegnante in diverse sedi di una università contadina e in Chiapas presso le comunità indigene maya in resistenza contro il sistema neoliberale. Questo gli ha consentito di conoscere ed approfondire molti aspetti della realtà dei popoli indigeni che ci racconterà. Non ultimo tra gli aspetti che proporrà vi sarà il problema della certificazione Biologica della produzione di caffé coltivato nelle comunità in resistenza per il  Chiapas  con Baia e questione certificazione caffe (2)

KippingKipping

Dopo le crescenti proteste sul TTIP gli euroaparlamentari tedeschi hanno ottenuto di poter vedere i testi dell’accordo, previa richiesta e registrazione.

Ricordiamo che, nei fatti, si sta impedendo all’europarlamento di discutere apertamente nel merito di questi trattati, nonostante l’impatto potenzialmente devastante che questi potrebbero avere sulle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei e sugli standard ambientali.

Dopo le preoccupazioni sorte per il controverso accordo commerciale tra UE e USA chiamato TTIP, a un ristretto numero di deputati del Parlamento Tedesco è stato permesso, con delle limitazioni, di accedere alle bozze dell’accordo nella sua forma attuale. Nonostante questa iniziativa, la parlamentare Katja Kipping ha manifestato forti preoccupazioni sulla trasparenza dell’accordo.

Sebbene alcuni abbiano apprezzato il fatto di poter accedere alla stanza di lettura dei testi del TTIP come una vittoria della trasparenza, Katja Kipping, del partito Die Linke, ha parlato delle tante limitazioni imposte ai parlamentari nel momento in cui questi cercano di capire quali siano gli aspetti più sottili dell’accordo.

Secondo i piani, annunciati dal vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, i parlamentari devono prima registrarsi per poter accedere alla stanza, e possono rimanere per solo due ore a leggere i documenti. I telefoni cellulari e qualsiasi altro dispositivo elettronico deve essere depositato in una cassetta di sicurezza.

I documenti del TTIP sono accessibili da un computer che non è connesso a Internet, e sebbene i parlamentari possano prendere degli appunti, non possono copiare parti dei testi e non possono condividere alcun dettaglio dell’accordo né in pubblico né in Parlamento.

Riportiamo l’esperienza dell’eurodeputata della Die Linke Katja Kipping:

La stessa procedura di registrazione per entrare nella stanza la dice lunga. Dopo essermi registrata mi sono state fornite le istruzioni su come avrei dovuto utilizzare la stanza“, scrive la Kipping in un resoconto su questa esperienza.

“La prima cosa che ho notato è che i termini e le condizioni erano già state oggetto di trattative tra la Commissione Europea e gli Stati Uniti. Fateci caso, il TTIP non è ancora formalmente ratificato, e già i singoli paesi coinvolti hanno perso il diritto di decidere chi possa leggere il testo e a quali condizioni”.

I parlamentari non possono richiedere assistenza di esperti

La Kipping ha anche preso le distanze da un regolamento per i parlamentari, che dichiarava che la concessione dell’accesso alla stanza dove si trovano i testi è un esempio di “eccezionale fiducia”.

“Ho sempre pensato che i parlamentari eletti abbiano diritto all’informazione. Eppure i negoziatori del TTIP (chi mai gli ha dato legittimità?) si comportano come se ci stessero CONCEDENDO l’accesso ai testi solo per il loro buon cuore. L’accesso come segno di eccezionale fiducia. Chiunque l’abbia scritto — pensano davvero che un parlamentare debba sentirsi lusingato? Per me ha solo il sapore del totalitarismo. ‘Permettere l’accesso’ e ‘estendere la fiducia’ non è il tipo di linguaggio che usi se credi davvero nella democrazia’”.

Per rendere il trattato ancora ancora più complesso da decifrare, dice la Kipping, ai parlamentari non è consentito portare con sé alcun esperto per interpretare il linguaggio tecnico usato nel testo, che peraltro è fornito solamente in Inglese”.

“Non ci viene consentito di portare con noi alcuno specialista, ad alcuna condizione di sicurezza, nella stanza di lettura. Così come per i cittadini comuni, che alla fine dovranno sopportare il peso maggiore del TTIP, anche gli specialisti non hanno alcuna possibilità di accedere a questi testi segreti. A casa mia questa non è trasparenza”, ha detto.

Kipping: Vedere i documenti non mi ha fatto cambiare idea

I sostenitori del TTIP dicono che i paesi membri riceveranno un grande impulso economico e avranno maggiore commercio, e le picche e medie imprese beneficeranno ampiamente del trattato, che mira ad abbattere le barriere commerciali tra USA e UE.

Tuttavia, sebbene le sia impedito di condividere ciò che ha letto, la Kipping dice di poter condividere ciò che NON ha letto, e afferma che “non c’è nulla che supporti nemmeno lontanamente” le affermazioni dei sostenitori.

Ha scritto:

Le due ore che ho passato nella stanza di lettura erano ovviamente insufficienti per leggere tutti i documenti. Eppure, dopo, mi sono resa conto che nulla di ciò che ho letto mi avrebbe potuto far ripensare le mie critiche iniziali sul TTIP.

“È già di per sé rivelatorio che il Ministero per gli Affari Economici adotti tutte queste misure per impedire che il testo del TTIP venga divulgato.

“E hanno ogni ragione per farlo. Chiunque voglia entrare in questi negoziati avendo in mente di migliorare la protezione dell’ambiente, dei consumatori, e le condizioni di lavoro, non avrebbe alcuna paura della trasparenza.

“Chi invece è attivamente impegnato a svendere la democrazia, è ovvio che non voglia finire sotto esame da parte dell’opinione pubblica. Se Sigmar Gabriel e i negoziatori sono davvero convinti dei benefici del TTIP, perché non rendono il testo pubblicamente disponibile su Internet?”

Fonte: Sputniknews

Traduzione in italiano a cura di vocidallestero.itsearch

Un paio di pillole

Ciao a tutti , un paio di searchdi  Natalino Balasso .
                                               Assumere con cautela!
Non è presente in TV nè nei circuiti mediatici che contano …….ascoltandolo capirete perchè ,